Bici da Nobel!

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L’Italia non è ancora tra la lista dei paesi bike friendly in Europa, purtroppo, ma non si può dire che tra gli italiano non ci sia chi della bici ha fatto una vera e propria missione. La nostra connazionale, l’eporediese (abitante di Ivrea – sì, si dice così!) Paola Gianotti, dopo il fallimento della sua azienda nel 2012 ha deciso di dedicare la sua vita ai pedali. Nello stesso anno ha compiuto un’impresa da record: il giro del mondo in bicicletta. 29.430 chilometri in solo 144 giorni (e ha dovuto fermarsi anche un bel po’ per un incidente in Arizona, eh!) Ma quel che più conta è che Paola, quest’anno, si è prodigata in un’altra impresa memorabile, portata a termine lo scorso 29 Gennaio: pedalare dall’Italia fino ad Oslo per presentare la candidatura della bicicletta al Premio Nobel per la Pace.  Ecco il tragitto che ha compiuto.

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Incredibile, vero?? Eppure ce l’ha fatta!

Potete seguire il resoconto delle varie tappe qui.

Bene, se adesso vi  è venuta voglia di andare un po’ di più in bici, fatelo immediatamente, ma ricordatevi che la strada è sempre piena di pericoli, per cui prima di partire attrezzatevi ed informatevi per bene, ad esempio leggendo qui.

Buona pedalata!

“SICURI”, dal 12.000 a.C…

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D’accordo, l’immagine di oggi è decisamente esplicita, ma è bene che ci mettiamo tutti in testa un concetto fondamentale: il preservativo è fondamentale se si vuole evitare il rischio di finire in una serie sconfinata di brutti guai!

Lo sapevano finanche gli uomini primitivi, il che porta di diritto la questione nell’intoccabile antro della saggezza degli antichi, giustissima e inconfutabile. Eh sì, perché, udite udite, la prima traccia di dispositivi contraccettivi indossati dagli uomini si trova nelle incisioni rupestri di diverse caverne, la più famosa delle quali è la grotta di Combarelles, in Francia. Parliamo del 12.000 a.C.

Anche tra gli antichi Egizi, nel 1500 a.C., era uso comune utilizzare dei rivestimenti simili ai preservativi. I più ricchi utilizzavano come materiale la pelle, ma ce n’erano anche di lino, vescica di pecora essiccata e papiro, come testimoniano alcune statue arrivate integre fino ai giorni nostri!

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Nel 1000 a.C., i cinesi usavano fogli di carta o di seta oleata, opportunamente sagomati, oppure dei cilindretti di cuoio e scaglie di tartaruga rese flessibili per mezzo di soluzioni alcaline.

Anche tra i Romani del IV secolo ci si proteggeva dai rapporti a rischio utilizzando delle stoffe o guaine animali. Leggenda vuole che si utilizzassero addirittura i muscoli dei nemici abbattuti in guerra, tirati e ammorbiditi nell’olio… quanto impegno, pur di preservarsi!

Ma l’antenato del preservativo più simile a quello che conosciamo, però, arriva solo nel 1550, ed è opera dell’anatomista Gabriele Falloppio, il quale si era preposto l’obiettivo di sconfiggere “il mal franzese” o “le mal napolitaine” (eh, già, francesi e napoletani, a quel tempo, si rimbalzavano la responsabilità dell’enorme epidemia di Sifilide che dilagava in quegli anni). Falloppio mise a punto un dispositivo ricavato dal budello animale, ed era persino riutilizzabile!

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Anche nell’Inghilterra Elisabettiana del XVII secolo era diffuso l’utilizzo di quello che lo stesso Shakespeare definiva “Venus glove”, ovvero il guanto di Venere. A corte e nei bordelli si utilizzavano delle foderine in lino che venivano prodotte addirittura dai guantai e pellicciai.

Nel 1700, si diffuse la moda di “istoriare” i propri preservativi dipingendoci sopra scenette buffe a sfondo erotico, come possiamo vedere nella foto qui sotto. Si trattava di rivestimenti di lino, tutti chiudibili con un nastrino alla base!

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Ma è solo con l’invenzione della vulcanizzazione, a metà ‘800, che la gomma entra finalmente in scena e si impone come materiale preferito per la produzione dei preservativi. Sono gli anni della rivoluzione industriale e anche i condoms non sfuggono dalla produzione di massa. Nascono così le prime case produttrici, che aumenteranno notevolmente la tiratura negli anni delle grandi guerre, dove si rendeva necessario creare dei “kit di prevenzione” ad hoc, da distribuire ai prodi militanti.

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Il primo preservativo lubrificato è opera della Durex, e compare negli anni Cinquanta. I modelli prodotti venivano distribuiti, in accordo con il governo Inglese, soltanto alle coppie sposate, per la pianificazione familiare. Bisognerà aspettare il 1967 perché a poter usufruire liberamente di questa offerta siano anche i singles.

Il preservativo ormai ha prezzi abbordabili da chiunque, grazie anche all’introduzione del lattice che rende più economica e leggera la produzione. La sua diffusione tra la popolazione inizia a crescere sempre di più, in concomitanza con lo studio e la classificazione di virus e batteri che permettono di identificare le malattie sessualmente trasmissibili.

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Beh, con una storia così avvincente non si può che abbracciare la sua causa! Fate la cosa giusta. Preservatevi!

WATCH YOUR STEP!

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Nel 2009 L’Inail, l’ente che si occupa delle assicurazioni sugli infortuni sul lavoro, ha stilato una classifica dei 10 lavori più pericolosi d’Italia:

1.            Il Muratore

2.            L’Autista

3.            Il Coltivatore diretto

4.            Il Manovale edile

5.            Il Meccanico manutentore

6.            L’Autotrasportatore

7.            L’Impiegato amministrativo

8.            Il Bracciante giornaliero

9.            L’Addetto alle attività operative nei servizi

10.         Il Magazziniere

Questi sono i mestieri che registrano, purtroppo il maggior numero di incidenti mortali ogni anno, ma ciò non significa che gli altri lavori siano sicuri al 100%. Assicurarsi che le condizioni di sicurezza siano sempre ideali sul proprio posto di lavoro può salvarci da situazioni estremamente spiacevoli e soprattutto pericolose. Cerca dunque di informarti con cura su quali sono i rischi e le misure di sicurezza necessarie per garantire la tua incolumità!

Prova ad immaginare, invece quali sono i lavori più pericolosi AL MONDO. Diresti mai che al 25° posto c’è LO SPAZZINO? Guarda qui!

COME UN PESCE NELLA RETE

Sicurezza sul web

Sarebbe proprio bello fare un gioco e scoprire quante di queste parole conosci…

Il fatto è che a non saperle si rischia davvero di finire invischiati in faccende davvero brutte. Per fortuna c’è qualcuno che ha pensato di creare uno strumento molto utile per approfondire un po’ la questione. Si tratta del portale www.iglossa.org, realizzato dall’Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento Giustizia Minorile e dall’IFOS Master in Criminologia clinica e Psicologia Giuridica nell’ambito di un pluriennale progetto di ricerca sulle nuove forme della devianza e della criminalità online in età evolutiva. In pratica, p una raccolta di tutti i termini specialistici sui comportamenti online a rischio. Per ogni parola c’è una breve spiegazione e una dritta sulle eventuali conseguenze giuridiche a cui porterebbero delle determinate azioni. Fateci un giro, non si sa mai che possa servirvi a superare una delle prossime prove di Alert!, o magari a salvarvi da qualche pericolo futuro.

A presto!

RAPPORTI ALLACCIATI CON CURA

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Lo sapevi che esistono almeno 4 tipi di cintura di sicurezza? C’è quella solo addominale, che è una fascia che passa da una parte all’altra del bacino; quella diagonale, che è simile alla prima ma parte dalla spalla e abbraccia tutto il torace; quella a tre punti che unisce le due precedenti ed è la più diffusa nel mondo e, infine, quella a bretella, ovvero una vera e propria imbragatura che copre il torace con due fasce oblique incrociate e l’addome con una fascia orizzontale. Un po’ come quelle che si vedono sulle macchine da corsa, per intenderci, o come quelle per i nostri amici a quattro zampe…

Anche se la foto fa sorridere, non bisogna sottovalutare il rischio che si corre in caso di incidente. Basta anche un solo tamponamento a 50 all’ora per far acquisire ad un corpo di 70 kg una spinta equivalente a 2,8 tonellate.

In poche parole, a meno che non vogliate spedire qualcuno sulla luna, sarebbe bene che nella vostra auto si allaccino le cinture!

Se poi volete sapere come funziona, allora cliccate qui.

TUTTO FUMO E NIENTE ARROSTO

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L’immagine qui sopra lascia poco spazio alle parole.
Si può solo aggiungere che ogni anno le persone che muoiono per i danni causati dal tabacco sono 400.000 in America e 80.000 in Italia.
Le multinazionali produttrici di sigarette hanno molti segreti da nascondere, sui processi di produzione e sul trattamento degli ingredienti, perciò la “ricetta” delle sigarette è conosciuta solo in parte.
Nel tempo sono state numerose le campagne d’informazione e di lotta contro questi colossi del fumo.
Anche l’industria cinematografica ha contribuito.
Guardate il film “Insider- Dietro la verità”, ad esempio, e capirete abbastanza bene il tipo di situazione che si configura dietro queste problematiche.

Per approfondire, basta iniziare da qui.

IL PERICOLOSISSIMO RISCHIO DEL PERICOLO

La matematica della prevenzione

La situazione inizia a farsi delicata e tu non sai bene come muoverti. Cosa scegli:

  1. Me la rischio
  2. Corro il pericolo

No, non è uno scherzo. Tra le due frasi c’è davvero differenza, e una delle due è tecnicamente sbagliata e, molto probabilmente, non è quella che pensi. Se si prende il vocabolario, si scopre che RISCHIO e PERICOLO sono due concetti correlati, sì, ma diversi.

Il RISCHIO è la probabilità che si verifichi un evento avverso, pericoloso o dannoso tenendo conto del suo potenziale impatto nel momento in cui accade.

Il PERICOLO, invece, è la proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni;

In poche parole, il pericolo indica “quanto” una cosa può provocare danni, il rischio, invece indica “quanto è possibile” che ciò accada. Se si vuole calcolare il rischio, bisogna necessariamente tenere conto del pericolo. Ma non è l’unico fattore determinante. Infatti, esiste una vera e propria formula matematica che regola il rapporto tra i vari componenti:

R =    (P x D)/ Ki

Ovvero, il RISCHIO(R) è uguale al PERICOLO(P) moltiplicato per la GRAVITÀ DELLE CONSEGUENZE (D), il tutto diviso per un coefficiente Ki, che tiene conto dell’INFORMAZIONE, LA FORMAZIONE e l’ADDESTRAMENTO di cui si dispone.

Se il pericolo è uguale a zero allora non è un pericolo. Possiamo quindi dire che il rischio, essendo calcolato solo quando c’è un pericolo, non potrà mai essere uguale a zero.

Per approfondire clicca qui