Kit Didattico Uscite di Sicurezza

Il kit del progetto Uscite di Sicurezza strumenti concreti per permettere la realizzazione di attività inerenti la promozione dei temi della sicurezza in contesti formali e non formali.
Di seguito l’indice per aiutare la navigazione fra i differenti materiali e contributi.

Visualizza i contenuti del kit on-line

Indice

Saluto Istituzionale

A seguito dei tragici eventi avvenuti in alcune scuole italiane, da alcuni anni il 22 Novembre è la “Giornata Nazionale per la sicurezza nelle scuole”. Come ha dichiarato la Ministra dell’Istruzione Fedeli, è questo “non solo un importante e fondamentale momento di promozione della cultura della sicurezza tra le nuove generazioni, ma anche una circostanza durante la quale tutti gli attori pubblici e privati coinvolti rinnovano il proprio impegno a rendere le nostre scuole più sicure, sostenibili, decorose e innovative”.

La Città di Torino si è da tempo impegnata a promuovere la Cultura della Sicurezza. Scossa da un episodio doloroso come l’incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 all’interno degli stabilimenti Thyssenkrupp, la Città di Torino, attraverso l’Assessorato al Lavoro, ha deciso di emanare nel 2015 un bando per la promozione della cultura della sicurezza tra i giovani, in modo da poter coinvolgere le nuove generazioni a confrontarsi e a rafforzare le proprie conoscenze su un tema che riguarda tutti.

Infatti, il tema della sicurezza non può essere ridotto a un elenco di principi astratti, ma deve invece essere considerato come “l’insieme dei processi organizzativi e delle pratiche professionali, delle norme scritte e delle convenzioni informali, dei linguaggi, dei modi di pensare, di percepire e di rappresentare il rischio in azienda”. Per fare questo è necessario che ci sia un passaggio dalla comunicazione dei contenuti alla condivisione dei comportamenti attraverso, ad esempio, nuove forme di divulgazione a partire dagli anni della formazione obbligatoria.

Grazie al bando promosso dall’Assessorato al Lavoro, il progetto Uscite di Sicurezza, a cura della Cooperativa O.R.So. e di MagazziniOz, rappresenta un’opportunità formativa dedicata ai giovani della città di Torino tra i 15 e 25 anni.

Il progetto ha visto il coinvolgimento di molti giovani che hanno potuto apprendere in maniera innovativa, grazie a strumenti quali: un social game, laboratori di peer education e la realizzazione di una webserie tematica. Inoltre, grazie all’urban game #proudtobesafe, ci si è rivolti a tutti i cittadini, i quali si sono confrontati con prove che li hanno portati ad entrare in contatto con la cultura della sicurezza.

Un ringraziamento, infine, va a tutti gli studenti, i formatori, gli operatori e i cittadini che hanno deciso di partecipare alle differenti fasi del progetto. A loro e a tutti coloro che non hanno potuto partecipare è destinato questo kit, il quale raccoglie il lavoro svolto.

Il nostro impegno continua, dato che la sicurezza è un tema che deve essere caro a tutti noi.

2.1 Le origini

Che cos'è il rischio, e come si calcola?
R=(PXD)/Ki

La nascita del progetto è da ricondurre ad un episodio doloroso per la Città di Torino e al desiderio di riscatto e di re-azione positiva che ne sono scaturiti: l’incidente avvenuto nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007 all’interno degli stabilimenti Thyssenkrupp.

L’evento, con le sue  conseguenze tragiche,  ha avuto un forte impatto emotivo sulla vita cittadina:

  • Ha inciso sulla percezione della sicurezza sul lavoro a tutti i livelli del contesto sociale,  tanto da indurre a nuove riflessioni sul ruolo educativo delle istituzioni e degli operatori sociali;
  • Ha fatto emergere il bisogno della Città di dialogare con i giovani sul tema della Sicurezza sul lavoro e delle Sicurezze, bisogno concretizzato con l’emanazione del bando per la Promozione della cultura della sicurezza tra i giovani nel 2015.

L’assunto da cui muove il bando, sostanziato anche dall’analisi di una ricerca specifica commissionata dalla Città[1], è che era necessario Rafforzare la cultura della sicurezza sul lavoro e che il tema della sicurezza poteva e può essere affrontato con maggiore efficacia formativa ed educativa se collocato nell’ambito del quadro comune delle competenze di cittadinanza attiva[2].

Il termine competenza viene definito in maniere differenti, a seconda dei contesti e degli aspetti che intende mettere in evidenza. La competenza può essere intesa come:

  • Comprovata capacità di utilizzare, in situazioni di lavoro, di studio o nello sviluppo professionale e personale, un insieme strutturato di conoscenze e di abilità acquisite nei contesti di apprendimento formale o informale. - art 3 DL 13/2013 [3]
  • Insieme di conoscenze ed abilità, dove per conoscenze si intende l’assimilazione di informazioni (fatti, principi, teorie e pratiche) relative ad un settore, e sono conoscenze teoriche e pratiche; per abilità si intende l’applicazione delle conoscenze e l’utilizzo del know-how necessario per portare a termine compiti e risolvere problemi. Le abilità sono di tipo cognitivo (uso del pensiero logico, intuitivo e creativo) e pratico (abilità manuale, uso di metodi, di materiali, di strumenti) – EQF[4].

Uscite di Sicurezza ha sviluppato proposte e iniziative facendo proprio il concetto di   competenze quale mix fra responsabilità personale e autonomia. Il percorso è stato articolato in diverse fasi, tutte caratterizzate dal protagonismo giovanile: i giovani sono messi in condizione di sperimentare (un’attività, un gioco) cosa possa essere “la sicurezza”, di scoprire informazioni e di commentarle in contesti scolastici o extra scolastici, sempre a partire dal “fare qualcosa”.

Uscite di Sicurezza ha offerto e vuole continuare a offrire uno spazio di riflessione, rielaborazione e azione con e per i giovani cittadini, attraverso la valorizzare dei contesti esperienziali significativi per i giovani stessi mediante opportunità formative e di edutainment.

Uscite di sicurezza non ha solo fatto parlare di sicurezza e di rischio; anzitutto, ha messo alla prova, ha fatto giocare e anche divertire, fino a  fare emergere i punti di contatto fra atteggiamenti, informazioni possedute, stili di vita.


2.2 Spunti di riflessione: le competenze di cittadinanza

L'UE ha individuato le competenze chiave "di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l'inclusione sociale e l'occupazione" (Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio "Relativa a competenze chiave per l'apprendimento permanente", 2006). Vengono individuate in riferimento a otto ambiti:

- comunicazione nella madrelingua;
- comunicazione nelle lingue straniere;
- competenza matematica e competenze di base in scienza e tecnologia;
- competenza digitale;
- imparare ad imparare;
- competenze sociali e civiche;
- spirito di iniziativa e imprenditorialità;
- consapevolezza ed espressione culturale.

Queste competenze dovrebbero essere acquisite durante il percorso dell'istruzione e fare da base al proseguimento dell'apprendimento nel quadro dell'educazione e della formazione permanente (gli adulti devono infatti avere accesso all'aggiornamento delle loro competenze chiave in tutto l'arco della loro vita).

In Italia tali competenze sono state richiamate nell'ambito del Decreto n.139 del 22 Agosto 2007 "Regolamento recante norme in materia di adempimento dell'obbligo di istruzione" che ha individuato le otto competenze chiave di cittadinanza che ogni cittadino dovrebbe possedere dopo aver assolto al dovere di istruzione:

  • Imparare ad imparare: organizzare il proprio apprendimento, individuando, scegliendo ed utilizzando varie fonti e varie modalità di informazione e di formazione (formale, non formale ed informale), anche in funzione dei tempi disponibili, delle proprie strategie e del proprio metodo di studio e di lavoro.
  • Progettare: elaborare e realizzare progetti riguardanti lo sviluppo delle proprie attività di studio e di lavoro, utilizzando le conoscenze apprese per stabilire obiettivi significativi e realistici e le relative priorità, valutando i vincoli e le possibilità esistenti, definendo strategie di azione e verificando i risultati raggiunti.
  • Comunicare
    • comprendere messaggi di genere diverso (quotidiano, letterario, tecnico, scientifico) e di complessità diversa, trasmessi utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali)
    • rappresentare eventi, fenomeni, principi, concetti, norme, procedure, atteggiamenti, stati d'animo, emozioni, ecc. utilizzando linguaggi diversi (verbale, matematico, scientifico, simbolico, ecc.) e diverse conoscenze disciplinari, mediante diversi supporti (cartacei, informatici e multimediali).
  • Collaborare e partecipare: interagire in gruppo, comprendendo i diversi punti di vista, valorizzando le proprie e le altrui capacità, gestendo la conflittualità, contribuendo all'apprendimento comune ed alla realizzazione delle attività collettive, nel riconoscimento dei diritti fondamentali degli altri.
  • Agire in modo autonomo e responsabile: sapersi inserire in modo attivo e consapevole nella vita sociale e far valere al suo interno i propri diritti e bisogni riconoscendo al contempo quelli altrui, le opportunità comuni, i limiti, le regole, le responsabilità.
  • Risolvere problemi: affrontare situazioni problematiche costruendo e verificando ipotesi, individuando le fonti e le risorse adeguate, raccogliendo e valutando i dati, proponendo soluzioni utilizzando, secondo il tipo di problema, contenuti e metodi delle diverse discipline.
  • Individuare collegamenti e relazioni: individuare e rappresentare, elaborando argomentazioni coerenti, collegamenti e relazioni tra fenomeni, eventi e concetti diversi, anche appartenenti a diversi ambiti disciplinari, e lontani nello spazio e nel tempo, cogliendone la natura sistemica, individuando analogie e differenze, coerenze ed incoerenze, cause ed effetti e la loro natura probabilistica.
  • Acquisire ed interpretare l'informazione: acquisire ed interpretare criticamente l'informazione ricevuta nei diversi ambiti ed attraverso diversi strumenti comunicativi, valutandone l'attendibilità e l'utilità, distinguendo fatti e opinioni.

2.3 Spunti di riflessione: i giovani e la sicurezza

Di seguito alcuni spunti di riflessione che hanno guidato la progettazione dell’intervento nel suo complesso e che hanno contribuito a definire la cornice dell’intervento.

  • Gli anni dell’adolescenza, se paragonati ad altri periodi della vita, sono caratterizzati da eccitazione, imprudenza e comportamenti a rischio (Arnett, 1992). Alcuni autori (Zuckerman, 1984; Arnett, 1992) considerano l’adolescenza come l’età a rischio per eccellenza in quanto essa è caratterizzata da inesperienza ed impulsività e quindi i soggetti in questa fase sono portati a rischiare di più e a non pensare alle conseguenze delle loro azioni. Parlare di adolescenza implica considerare anche la trasgressione, i ragazzi per crescere hanno bisogno di mettere in discussione le regole che gli adulti hanno dettato e insegnato fin da piccoli, per poterle far proprie, modificare oppure rifiutare.
  • I giovani sentono il tema della cultura della sicurezza ancora troppo lontano dalla loro esperienza quotidiana, in una dimensione astratta, che non riguarda loro perché troppo distante; fanno fatica ad individuare una relazione diretta fra la propria quotidianità e il tema della sicurezza. In altre parole spesso sfugge loro che azioni che appartengono alla loro vita quotidiana di studio e/o di relazione con i coetanei hanno comunque delle conseguenze e dei significati in termini di sicurezza/insicurezza.
  • Un fattore che influenza la percezione del rischio degli adolescenti è che in generale essi ritengono di essere immuni dal subire le conseguenze da fonti di rischio. Un’alta attitudine al rischio definisce il comportamento che spinge la persona a ricercare sensazioni forti, a vivere una vita avventurosa e a correre rischi e pericoli che possono costituire una minaccia per la sua incolumità fisica e psicologica in una continua sfida con i propri limiti. Nella popolazione generale il grado di attitudine al rischio é massimo nel periodo adolescenziale e tende a ridursi con l’avanzare dell’età (Yao FK, 1990).
  • Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità circa il 25% dei decessi per incidente stradale riguarda giovani sotto i 23 anni. Come ricorda Grosso “l’adolescente è un individuo che si ammala poco, ma muore spesso” (Grosso, 2001). Rischiare offre la possibilità di superare e sfidare i limiti imposti dall’ambiente, dalle norme, da chi ha il potere. Il percorso di crescita ha bisogno di attraversare zone di incertezza, zone buie, d’ombra, zone dove si infrangono le proprie sicurezze, dove è possibile sperimentare ruoli ed identità diverse. Ma un conto è assumersi rischi in funzione di un obiettivo, di un fine (per es. il cambiamento da una situazione ritenuta insoddisfacente), altro conto è andare incontro al rischio senza un obiettivo senza un percorso. Inoltre nel rischio e nel pericolo vi è anche per molti la possibilità di fuggire dalla noia, segno di una incapacità e/o difficoltà a vivere e sopportare situazioni di noia. Una difficoltà che porterebbe i soggetti a cercare ogni occasioni di emozione, di rischio e di avventura pur di sfuggire alla propria condizione di noia.
  • "…l'uomo è pienamente tale solo quando gioca" (Schiller)

È necessario scatenare una reazione positiva, di immedesimazione , curiosità e di soddisfazione per poter superare le barriere della difficoltà del contenuto. L’apprendimento non può prescindere dalla piacevolezza. Di qui la scelta di offrire occasioni di gioco, in contesti diversi e con strumenti diversi.


2.4 Spunti di riflessione: i numeri della sicurezza sul lavoro

Secondo i dati dell’Ilo:

  • il numero di vittime causate da incidenti e malattie legate al lavoro supera i 2 milioni di unità ed è in crescita, in particolare a causa del processo di industrializzazione di molti paesi in via di sviluppo;
  • il rischio di malattie legate al lavoro è diventato sempre più grave: 1 milione e 700 mila decessi risultano essere causati ogni anno da malattie professionali, che superano gli incidenti in un rapporto di 4 a 1;
  • oltre ai decessi, ogni anno si registrano 268 milioni di incidenti non fatali sul luogo di lavoro, nei quali le vittime perdono almeno 3 giorni di lavoro, così come 160 milioni di nuovi casi di malattie occupazionali.

In tutto il mondo malattie e incidenti sul lavoro sono responsabili della perdita di oltre il 4% del prodotto interno lordo, come conseguenza delle assenze dal lavoro. Quali le principali cause?

Nel settore dell'industria edile accadono ogni anno 60 mila incidenti fatali, in pratica un morto ogni dieci minuti: il 17% di tutti gli incidenti fatali sul luogo di lavoro avvengono in questo settore. I lavoratori edili infatti affrontano un numero di rischi per la salute molto alto dovuto all’esposizione alla polvere di amianto, ai silicati e a sostanze chimiche pericolose.

Dal canto suo l’Oms conferma questi dati:

  • le malattie più comuni sul luogo di lavoro sono i tumori causati dall’esposizione a sostanze pericolose, i disturbi muscoloscheletrici, quelli respiratori, la perdita dell’udito, le malattie circolatorie e le malattie trasmissibili;
  • nel settore agricolo, che ancora impiega la metà della forza lavoro mondiale, l’uso di pesticidi causa 70 mila morti l’anno per avvelenamento e 7 milioni di casi per malattie acute o croniche;
  • in molti paesi industrializzati, dove il numero dei decessi sul luogo di lavoro è in diminuzione, le morti dovute alle malattie occupazionali, in particolare quelle legate all’amianto, sono in aumento: oggi causano 100 mila morti l’anno. 

Secondo le proiezioni dell’Ilo, nei prossimi 15 anni ci sarà un aumento sia nel numero di giovani (15-24 anni) sia in quello di anziani (60 anni e oltre) che entreranno nella forza lavoro, categorie che tendono ad avere i più alti tassi di incidenti sul lavoro.

Nel 2014, secondo i dati Eurostat, nell’Unione Europea si contano:

  • quasi 3,2 milioni di infortuni, in crescita di 49mila casi rispetto al 2013: i settori più interessati sono quelli delle attività manifatturiere (619.921 casi), il commercio e riparazione di veicoli (406.673) e, al terzo posto, le costruzioni (369.797);
  • 739 incidenti mortali, in crescita rispetto al 2013 di 65 casi: il settore in cui si registrano i dati più elevati è quello delle costruzioni (782), seguito dai trasporti e immagazzinaggio (622) e dall’agricoltura (536).

Secondo l’Inail in Italia nel 2015 sono stati denunciati:

  • 766 infortuni: in diminuzione del 4% rispetto al 2014 e del 4,5% rispetto al 2013, confermando l’andamento decrescente; il 77,5% nel settore dell’industria e servizi, il 6% in agricoltura e il 16,5% per conto dello Stato;
  • 246 incidenti mortali, di cui 694 sono stati accertati “sul lavoro”, con una riduzione del 2% rispetto al 2014 e del 23,4% rispetto al 2011;
  • quasi 59mila (58.917 per la precisione) casi di malattie professionali, 1.500 in più rispetto all’anno precedente (+10,70%) e circa 12mila in più rispetto al 2011 (+24%).

Nel 2015 i dati dell’Inail per il Piemonte riportano:

  • 445 infortuni, il 4,14% in meno rispetto all’anno precedente e il 11,24% in meno rispetto al 2013; il 73.64% nel settore industria e servizi, il 5,80% nell’agricoltura e il 20,56% per conto dello Stato;
  • 89 incidenti mortali, che registrano un calo del 9,18% rispetto ai 98 del 2014; 73 nel settore industria e servizi, 15 nell’agricoltura e 1 per conto dello Stato;
  • 237 malattie professionali, con un incremento del 11,96% dal 2013;
  • la maggioranza dei lavoratori infortunati nel 2015 è di nazionalità italiana (86%) e di sesso maschile (60,23%); nel caso degli infortuni mortali, l’incidenza degli stranieri è solo leggermente maggiore rispetto agli infortuni (14,6%), mentre quella femminile è pari al 9%.

Note

[1] PROGETTO SOS Social Online Safety - Studio condotto da Dipartimento di Studi Umanistici dell'Università degli Studi di Torino - (C.I.R.M.A.)

[2] Decreto n.139 del 22 Agosto 2007 "Regolamento recante norme in materia di adempimento dell'obbligo di istruzione"

[3] Sistema nazionale di certificazione delle competenze –  MIUR http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dettaglio-news/-/dettaglioNews/viewDettaglio/24993/11210

[4] Quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF) – 2009 e successivi  https://ec.europa.eu/ploteus/sites/eac-eqf/files/broch_it.pdf

3.1 Parlare di sicurezza, farla diventare una buona abitudine.  La storia di Marco e Chiara.

Ciao,

Mi chiamo Chiara, ho 25 anni, e voglio raccontarvi di Marco, mio marito.

Da circa 3 anni lavora in una nota azienda del settore logistica; si occupa di caricare e scaricare i bancali.

Ricordo ancora i suoi primi giorni di lavoro; non furono facili! I ritmi di lavoro, le bolle da imparare a leggere e capire, i carrelli elevatori da usare, le scadenze, il rumore, …

Franco, il suo tutor, all’inizio gli diede un grande aiuto a ambientarsi. Lo ha seguito e accompagnato, gli ha insegnato i rudimenti del mestiere e le regole del lavoro. In particolare a Marco piaceva dire: “Franco mi ripete in continuazione che il mio peggior nemico è il tempo!”

Ma era anche contento, per il lavoro stesso e per la stabilità, per la possibilità di imparare cose nuove.

Dopo pochi mesi dalla sua assunzione Marco ha seguito anche un corso carrellisti; me lo ricordo perché era in uno dei suoi giorni liberi, ma gli era stato spiegato che senza quel corso non avrebbe potuto continuare a lavorare. E ricordo anche che era rimasto stupito quando durante gli incontri aveva scoperto l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza. Lo stupore era dovuto al fatto che in magazzino, raccontava, nessuno usava le cinture né gli aveva mai detto di metterle! Lo stesso Franco diceva che la cintura fa perdere tempo e che non è necessaria per gli operai che scendono anche dal carrello..

È proprio vero, in questo lavoro tutti hanno i minuti contatti e i ritmi sono talmente alti che spesso la testa non riesce a starci dietro ed è qui che entrano in gioco l'abitudine, gli automatismi.

Due giorni fa Marco è uscito di casa come sempre, verso le 3.

Alle 6 del mattino ho ricevuto una telefonata a casa: un autista nel fare una manovra tanto inconsulta quanto comune da quelle parti è partito senza verificare che i colleghi avessero finito di caricare tutto.

Non è certo un fatto nuovo, Marco si arrabbiava sempre perché succedeva spesso, anche per gli autisti il principale nemico è il tempo.

Solo che questa volta non potrà commentare l’accaduto. Quando Marco è arrivato alla ribalta, il mezzo si era già spostato ma lui non se ne è accorto. Il carrello è caduto e si è rovesciato, con lui alla guida. Non c’è stato niente da fare.

In questi giorni tutti mi parlano di disgrazia, ma io continuo a chiedermi se mio marito e i suoi colleghi ogni tanto parlassero della loro salute e sicurezza; se ci fossero stati dei momenti di attrito con i capi sulle misure adottate, sulle abitudini consolidate dal passare dei turni di lavoro e dei giorni, su quel pensare che tanto le cinture non servono.

Io e Marco non ne parlavamo mai. Parlavamo della paga risicata, dei ritardi nei pagamenti, degli orari cambiati all’ultimo momento, ma non gli ho mai chiesto: “Marco, ma fai attenzione nel lavoro?”

Oggi non ho più modo di chiederglielo, ma penso che a un giovane alle prese con il suo primo lavoro o con nuove mansioni darebbe un solo consiglio: usa la tua testa prima compiere un compito qualunque, non fare il mio errore, non fare delle cattive abitudini dei tuoi colleghi le tue abitudini.


 

3.2  Parlare di sicurezza: farla diventare un’abitudine

Una delle difficoltà maggiori che incontriamo parlando di sicurezza e salute dei lavoratori è legata all’abitudine alla sicurezza.

Molti lavoratori fanno fatica a seguire anche solo i corsi obbligatori di durata minima perché vengono trattati temi di cui loro hanno solo, quando va bene, sentito parlare in via generale.

Nelle aziende più strutturate, la sicurezza e salute dei lavoratori è oggetto di attività di comunicazione periodiche quali incontri ad inizio giornata, riunioni di rendicontazione ecc.

Potremmo dire che l’abitudine alla sicurezza, viene parlandone, discutendo tra lavoratori e tra lavoratori e superiori.

Un altro grosso problema è legato alla mancanza di comunicazione. I lavoratori, svolgendo la loro attività, sono i primi a potersi accorgere di eventuali pericoli. E’ essenziale, per un’organizzazione, poter avere, dai propri operatori, indicazioni utili all’individuazione dei pericoli, per permetterne la gestione tempestiva.

È, quindi, prioritario, che la scuola dedichi tempo e risorse a creare:

  • Capacità di individuare i pericoli: la sicurezza non è un mero rispetto di norme e procedure, ma è una vera e propria attitudine del soggetto a svolgere un’attività, senza dimenticare che questa potrebbe avere caratteristiche e risvolti pericolosi per sé e per gli altri. E’ ormai dimostrata l’efficacia di interventi formativi che permettano alla persona di valutare egli stesso i rischi e capire le misure più adatte per ridurli. Questo, perché spesso gli infortuni avvengono in situazioni non di routine, quindi non adeguatamente mappate e gestite dall’azienda. Diventa essenziale che sia il lavoratore stesso a capire come operare nel modo migliore;
  • Comunicare: diventa essenziale trasmettere alle persone l’importanza e l’efficacia di comunicare all’interno delle organizzazioni presso cui uno opera. I lavoratori devono comunicare tutte le indicazioni di pericolo che dovessero rilevare per innestare un circolo virtuoso e di miglioramento continuo. Le organizzazioni dovranno essere in grado di convogliare e gestire queste comunicazioni.

L’ultimo elemento di criticità è legato al falso mito del “farsi gli affari propri”. L’articolo 20 comma 1 del D.Lgs. 81/2008 prevede che “il lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni”. Sul lavoro non siamo isole in mezzo al mare, ma condividiamo con gli altri spazi e attrezzature. Pensare solo alla propria incolumità, sarebbe miope e dannoso, in caso di evento grave.

Parimenti, è obbligo del lavoratore “segnalare immediatamente le deficienze dei mezzi e dei dispositivi nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui venga a conoscenza”.

Sensibilizzare le persone sui temi della sicurezza, formare i lavoratori perché siano attori della sicurezza e non passivi esecutori, comunicare efficacemente. Tutto questo potrebbe portare a quella riduzione strutturale degli infortuni e dei morti sul lavoro.

4 Le fasi del progetto

Uscite di sicurezza, attivo negli anni 2016 e 2017, è un progetto di formazione e promozione culturale rivolto a giovani adolescenti fino ai 25 anni articolato in FASI non necessariamente consequenziali.

Di seguito presentiamo una breve descrizione. Per ogni fase è possibile visionare esempi di strumenti e progettazioni inserite nella apposita sezione del KIT.

Fase di aggancio – SICURAMENTE PEER (peer education per la sicurezza); LABORATORI SPECIFICI

Uscite di Sicurezza prevede la realizzazione di laboratori educativi realizzati nelle scuole superiori e agenzie formative della Città di Torino, attivabili in qualunque momento dell’anno , o in contesti extrascolastici. I laboratori hanno formule differenziate che tengono conto dell’età dei destinatari e dell’inserimento nel percorso formativo/scolastico o extrascolastico.

I modelli di intervento adottati, sia per studenti in orario scolastico, sia per studenti in orario extrascolastico o per giovani in contesti di educazione non formale sono i seguenti:

Pillole di sicurezza – incontro unico per gruppi classe o piccole assemblee interclasse di sensibilizzazione sul tema della durata di 2/4 ore.

Sicurezza promossa – percorsi di o 4/8 ore rivolti alle classi del triennio finalizzate alla promozione del concetto di sicurezza e rischio, al confronto sul tema sicurezza e lavoro, alla rielaborazione finalizzata alla animazione di blog e iniziative.

Durante la prima annualità Tutti coloro che si sono dimostrati interessati ad approfondire il tema hanno potuto partecipare ad un percorso di formazione PEER realizzato in ambito extrascolastico.

Il percorso di formazione SICURAMENTE PEER è un percorso di minimo 10 ore condotto da animatori socioculturali coadiuvati da psicologi e tecnici esperti in sicurezza.

I partecipanti hanno modo di acquisire contenuti sul tema ed elementi metodologici per essere a loro volta capaci di organizzare iniziative per coinvolgere i propri coetanei.

Attraverso giochi di ruolo, lavori a gruppo, interviste ad esperti, gli studenti sono accompagnati ad identificare un tema di interesse nell’ambito della sicurezza e a progettare con l’aiuto di tutti i partecipanti iniziative di sensibilizzazione e informazione.

I giovanissimi che hanno partecipato al percorso sono diventati peer educator per progetto, ambasciatori del tema della sicurezza.

Il percorso PEER è attivabile lungo tutto l’arco temporale del progetto.

Locandina_UscitediSicurezzaCallxPeer

Fase di animazione WEB – IL SOCIAL GAME

ALERT! È il primo social game dedicato al tema della sicurezza e delle sicurezze, ed è stato ideato nel corso della prima annualità del progetto con lo scopo di avvicinare i giovani al confronto sull’argomento sfruttando la dinamica competitiva del gioco.

I partecipanti si sono sfidati “a suon di click” ed hanno affrontato 30 complicate domande a difficoltà crescente inerenti le tematiche della sicurezza nella vita di tutti i giorni. Gli ambiti delle domande: lavoro, affettività, sicurezza stradale, scuola, sicurezza alimentare, sicurezza e web, salute, sicurezza e tempo libero.

Le domande sono state redatte da operatori del progetto coadiuvati da esperti dei temi trattati. Ogni domanda è accompagnata da spunti di approfondimento e relativa bibliografia, di modo da favorire la ricerca autonoma di ulteriori informazioni di interesse.

Partecipare ha permesso a tutti di apprendere curiosità, nuove informazioni e di affrontare argomenti forse poco noti; per i migliori 25, coloro che hanno ottenuto punteggi più alti, l’occasione di partecipare ad un workshop a Torino in compagnia di esperti in scrittura creativa per contribuire alla produzione di una WEB serie sul tema della sicurezza.

Vai al Social game

Fase di formazione e attivazione – LA WEB SERIE, I LABORATORI DI COPROGETTAZIONE

#Maseisicuro? è la web serie sintesi dell’attività nell’anno 2016, risultato concreto del coinvolgimento dei giovani nel processo creativo di rielaborazione del tema “Sicurezza”.

Le puntate sono state elaborate in toto dai 25 vincitori del social game Alert! *** durante il workshop intensivo dedicato alla scrittura creativa realizzato nell’estate 2016.

I giovani sono stati i protagonisti assoluti di questa fase. Accompagnati da formatori esperti, hanno rielaborato i contenuti incontrati, scoperti e vissuti affrontando le prove; hanno individuato i temi di maggiore interesse e sviluppato le sceneggiature delle 4 puntate. Hanno lavorato al processo di ideazione in tutte le fasi.

Il processo creativo è stato coinvolgente e di interesse per tutti hanno anche contribuito concretamente alla realizzazione e sono diventa interpreti delle piccole storie immaginate, aiuto registi, costumisti.

Le puntate sono diventate uno strumento di promozione delle riflessioni condivise e al tempo stesso sono strumento di lavoro con i gruppi. Vengono presentate durante eventi cittadini, nelle scuole, via web.

Le puntate sono visualizzabili al link: https://youtu.be/6M3ux99-zUE

Scopri di più sulla webserie

Fase di diffusione – gli URBAN GAME, GLI EVENTI REALIZZATI NELLE SCUOLE

La fase della diffusione comprende i già citati eventi e laboratori realizzati nelle scuole, la web serie,e il modello di urban game #PROUDTOBESAFE.

Il progetto prevede occasioni aperte a tutta la cittadinanza sempre nella cornice del gioco e del confronto con il tema sicurezza, preferibilmente in un contesto non formale.

I partecipanti, organizzati in squadre, si sfidano nell’affrontare prove che costringono a osservare e leggere il contesto e la Città con uno sguardo non consueto; a interagire con altri cittadini facendo domande sul tema; a sfruttare le proprie capacità strategiche al fine di apprendere qualcosa di nuovo.

Il gioco Urbano costringe a muoversi per la Città e allo stesso tempo diventa occasione formativa, senza limiti di età. Il coinvolgimento diretto permette di apprendere storie, curiosità, di vedere nuovi luoghi o di scoprire i soliti luoghi in modo diverso; permette di rendere visibile e alla portata di tutti i contenuti e l’impatto della sicurezza.

La prima edizione è stata organizzata nell’ottobre del 2016.

La seconda edizione ha avuto il piacere di essere ospitata e realizzata all’interno del FORUM DELLA SICUREZZA nell’aprile 2017

5. Dai contenuti alla forma: le scelte metodologiche e gli strumenti individuati

Parlare di sicurezza è un po’ noioso ?! Sì, la sicurezza non è un argomento che affascini. Ma può diventare un tema di interesse per i giovani.

La sfida con cui ci siamo confrontati è stata proprio questa: come rendere accattivante il parlare di sicurezza? In che modo tentare di avvicinare ad argomenti faticosi, tristi, seri, quante più persone possibili? Come riuscire a instillare curiosità e voglia di riparlarne almeno ogni tanto e non per forza solo a scuola o sul lavoro?

Due sono state le scelte metodologiche per la realizzazione del percorso di Uscite di Sicurezza.

La prima è il richiamo allo sviluppo di comunità in quanto ha chiesto ai partecipanti di assumersi una responsabilità nel leggere un problema e nel provare ad immaginare delle possibili strategie per affrontarli: il suo scopo è stato quello di far emergere giovani disposti ad assumersi intenzionalmente il ruolo di attori primari nella realizzazione di iniziative di promozione e prevenzione con e per i propri coetanei. Ogni attività è stata ideata e messa in pratica per fare in modo che ognuno potesse sentirsi libero di raccontare il proprio punto di vista sul tema e decidere se diventare e come un testimone di sicurezza.

"…l'uomo è pienamente uomo solo quando gioca, perché si ritrova, si riconosce e ha la possibilità di scaricare la propria istintualità e emotività" (F. von Schiller)

La seconda è stata l’utilizzo del GIOCO; infatti quest’ultimo ha animato ogni fase in diverse forme e in stretta connessione con l’uso di tecnologie capaci di attrarre anche i più dubbiosi, e più vicini tradizionalmente al target di riferimento del progetto.

Il gioco accompagna l’evoluzione di una persona in tutte le sue fasi di crescita: da modo e momento con cui istintivamente si acquisiscono saperi e piaceri (pensiamo ai bambini e ai loro esperimenti con qualunque oggetto trovino vicino a sé), diventa mezzo sempre più consapevole attraverso cui ci confrontiamo con paure, abilità, desideri e regole fino all’età adulta. Uscite di Sicurezza ha deciso di valorizzare la capacità del gioco di diventare quasi un linguaggio, che permette di far comunicare persone di età, culture, fasi della vita anche molto diverse fra di loro.

La scelta ha in sé una buona percentuale di rischio: giocare può essere associato a una attività gradevole ma al tempo far sembrare “non serio” ciò di cui si parla.

Il gioco ci è sembrato lo sfondo adatto, metodologia e strumento che ha permesso di abbattere le barriere della comunicazione che caratterizzano e accompagnano la parola sicurezza/sicurezze. Nella nostra esperienza possiamo confermare che opportunamente dosato all’interno del percorso di formazione ha permesso ai partecipanti di esprimersi in modo schietto, libero e senza timore di sbagliare, semmai con il desiderio di fare bene sia nei confronti dei propri pari sia per dimostrare di sapere qualcosa in più al termine delle attività proposte.

Per meglio spiegare, ripercorriamo insieme le fasi del progetto ma focalizziamo l’attenzione sulla applicazione della metodologia del gioco anche con esempi concreti.

Laboratori PILLOLE DI SICUREZZA e SICUREZZA PROMOSSA
Insieme a tecniche di presentazione dei partecipanti, alla condivisione delle buone regole per la comunicazione interpersonale e per la gestione degli eventuali conflitti sul tema, si è lasciato ampio spazio a giochi stile quiz, quasi tutti gestiti con la piattaforma KAHOOT! per sfruttare la dinamica positiva della competizione; lo scopo è quello di far pervenire ad una maggiore consapevolezza sugli argomenti scelti inizialmente dai conduttori della attività e a una maggiore informazione generale in modo autonomo; il formatore che è presente in aula ha compito di facilitatore della discussione che accompagna gli esiti delle risposte date. I quiz sono stati l’input per aiutare l’emergere di idee e la progettazione di ipotesi di attività che i giovani hanno anche messo in pratica (in particolare nel contesto scolastico).

È possibile visionare al punto 6b esempi di quiz realizzati con KAHOOT nella sezione 6 del kit, dedicata a strumenti e tecniche. Segnaliamo che nella scheda sono reperibili indicazioni per accedere ad un profilo kahoot creato appositamente per il presente KIT

Percorsi di formazione SICURAMENTE PEER
Insieme a tecniche volte alla costruzione del gruppo, alla condivisione delle buone regole per la comunicazione interpersonale e per la gestione degli eventuali conflitti (dibattiti!) sul tema insieme a lavori a gruppo per giungere alla progettazione partecipata, sono state inserite simulazioni utili al fine di favorire l’emergere di competenze e stimolare ed accompagnare gli adolescenti/giovani nella costruzione autonoma delle strategie per elaborare e rielaborare pensieri ed esperienze Potete visionare al punto 6a  strumenti e tecniche nella sezione specifica del kit.

  • In entrambe i contesti è sempre prevista la presenza di un animatore e formatore che ha il compito di creare il buon clima per lo svolgimento, di favorire il dibattito e il confronto sui temi trattati e di aiutare a pervenire alla sintesi finale.
  • Il cellulare viene usato abitualmente per giocare, e farlo su temi della sicurezza è stato sicuramente una novità. In tutti i laboratori e percorsi si è deciso di proporre l’uso delle tecnologie in un’ottica di media education: è stata dedicata molta cura nel creare spazi di confronto sull’ uso critico e consapevole dei dispositivi cui tutti ormai abbiamo ampio accesso - cellulare, pc, tablet - , a partire da esperienze dirette dei partecipanti.

ALERT! Il social game dedicato alla sicurezza
Lo dice il titolo stesso: Alert! è il gioco on line di Uscite di Sicurezza, una gara composta da prove diversificate, con livelli di difficoltà che crescono con l’avvicinarsi della scadenza del tempo massimo per poter partecipare e rispondere alle domande. Scopri il gioco

La dinamica del gioco è quella classica della competizione in vista di un premio finale: l’unione fra agilità e velocità di risposta unita al livello di correttezza della risposta porta alla stesura di una vera e propria classifica, sistema di selezione necessario in quanto il social game offriva l’accesso alla produzione della web serie tematica.

Alert! è stato al tempo stesso uno degli eventi comunicativi che hanno caratterizzato il progetto. Alert! è stato parte, insieme al blog e al profilo Facebook del progetto, dello spazio virtuale di coinvolgimento diretto dei giovani in cui far emergere e raccogliere opinioni, conoscenze, bisogno di approfondimento sulla sicurezza. Per gli animatori del gioco, è stato luogo di osservazione della comprensione del tema da parte dei partecipanti. Si è creata così, a partire dal desiderio di vincere ed essere fra i primi classificati , una community che ha indagato il tema della sicurezza e ha favorito la scoperta e l’apprendimento di informazioni e curiosità a partire dalla pratica del gioco stesso e mediante l’interazione con strumenti di uso quotidiano per la comunicazione in tempo reale e fra pari.

Dal punto di vista dei contenuti, la stesura delle prove ha richiesto un approfondito lavoro di ricerca informazioni, verifica delle fonti e studio. Il punto di partenza è stato identificare le aree di interesse e potenzialmente appetibili per i giovani destinatari, declinate in: sicurezza e mondo del lavoro; sicurezza e affettività; sicurezza stradale; sicurezza e scuola ;sicurezza alimentare; sicurezza e web; sicurezza e salute; sicurezza e tempo libero. È seguita la costruzione di un format di riferimento per la ideazione concreta delle prove, format che doveva tenere conto anche delle caratteristiche tecniche necessarie per la buona resa on line.

Più facile da mostrare che da spiegare: provate a dare una occhiata alle domande che potete visionare nella sezione del KIT dedicata agli strumenti e tecniche che potete trovare al punto 6c.

Potreste provare a inventarne di nuove , magari con l’aiuto del format presentato nel box di approfondimento:

BOX MODELLO PER LA STESURA DELLE PROVE

titolo argomento – argomento e non necessariamente immediatamente comprensibili, per destare curiosità e far scegliere la prova

introduzione sul tema della domanda/prova da superare. Questa introduzione serve da aggancio anche per i post di rinforzo che vengono caricati su profilo Facebook e sul blog del progetto

la prova vera e propria composta sempre da uno stimolo per la riflessione quali video, brano letterario o articolo di giornale, immagini, giochi di tipo enigmistico cui far seguire una o più domande

ogni prova è accompagnata dalle fonti di riferimento per opportuni approfondimenti

  • La community è stata moderata da animatori socio-culturali, un social media manager professionista nell’ambito della comunicazione con i giovani, coadiuvati da professionisti esperti del tema sicurezza facenti parte della équipe di progetto: Psicologa e Responsabile della Sicurezza.

#PROUDTOBESAFE – il gioco urbano
Il gioco non è solo per i bambini e per i giovani; convinti che il gioco sia un linguaggio trasversale e per questo capace di intercettare grandi e meno grandi grazie alla possibilità di alleggerire gli argomenti, seppur attenti alle banalizzazioni, abbiamo proposto due eventi cittadini, nello scenario dell’urban game: gioco e imparo qualcosa di nuovo, sulla mia città, su un tema, su me stesso o me stessa.

Il gioco urbano è sviluppato secondo il modello della caccia al tesoro a squadre; prevede una vera competizione, il cui premio finale è simbolico a riconoscimento dell’impegno profuso per conquistare più punti possibili, e quindi diventare sempre più esperti in sicurezza. #PROUDTOBESAFE è strutturata in modo da avvicinare al tema sicurezza gruppi eterogenei di cittadine e cittadini che con la scusa del superamento di prove hanno avuto modo di:
• divertirsi, facendo uso di nuove tecnologie diversamente dalle proprie abitudini;
• conoscere angoli della Città dal significato profondamente connesso alla sicurezza;
• scoprire fatti, informazioni, pezzi di storia della sicurezza;
• conoscere e confrontarsi con altri cittadine e cittadini, di qualunque età;
• conquistare consapevolezza sul tema.

La squadra ha una lista di prove, un tempo massimo di gioco e un obiettivo da raggiungere: conquistare più punti possibili, attraverso il corretto superamento delle prove. Ogni squadra ha la facoltà di muoversi in completa autonomia e decide in quale ordine o quali delle prove affrontare, tenendo conto delle indicazioni ricevute ad avvio della gara. Le prove possono essere in spazi chiusi, opportunamente presidiati da personale dell’équipe di progetto, e in giro per la Città. Potete visionare al punto 6f una lista di prove.

Dal punto di vista dei contenuti, la stesura delle prove ha richiesto un approfondito lavoro di ricerca informazioni, verifica delle fonti e studio. Il punto di partenza è stato identificare elementi caratterizzanti la Città e la sicurezza, a dimostrazione della pervasività che l’argomento possiede. È difficile scindere nettamente la sicurezza dagli spazi di vita quotidiani; essere consapevoli di quanto essa sia vicina aiuta a non farsi sopraffare da percezioni negative (tutto ciò che riguarda la sicurezza è regola e adempimenti) o da eccessive semplificazioni (ma sì, la sicurezza è importante ma sul lavoro).

  • L’urban game richiede una équipe di operatori numerosa, composta da almeno 3 animatori che svolgono attività di cabina di regia dell’evento, e si occupano di registrazione accoglienza iniziale e finale, registrazione dei partecipanti all’avvio con consegna kit di partecipazione; registrazione in tempo reale del superamento delle prove in base alle comunicazioni ricevute dalle squadre e attribuzione dei relativi punteggi. È inoltre necessaria la presenza di un paio di operatori animatori per ogni eventuale tappa-luogo inserita fra la prove.

“[…] Cosa significa sicurezza?
Risposta all'inizio del percorso: È un insieme di regole per prevenire un pericolo.
Risposta al termine del percorso: La sicurezza riguarda noi e il mondo che ci circonda.[…]”
 (con le parole dei giovani peer, cit. dal report attività di formazione peer – a.s. 2016/2017)

Il gioco non esaurisce tutti i bisogni metodologici di un progetto percorso complesso come Uscite di Sicurezza. Di seguito presentiamo altri riferimenti e suggerimenti metodologici caratterizzanti i percorsi proposti.

All’interno dei Laboratori pillole di sicurezza, assemblee, workshop, percorsi di formazione Scuramente PEER

  • LAVORI A GRUPPO E LA PROGETTAZIONE PARTECIPATA

La dimensione attiva e il lavoro di gruppo inteso come luogo educativo di crescita personale sono stati proposti all’interno di ogni laboratorio e percorso formativo, con livelli di risultati attesi diversificati a seconda dell’età dei partecipanti e del contesto; il contesto di gruppo sostiene l’apprendimento derivante dall’esperienza e dalla sua rielaborazione. Dopo aver ascoltato un intervento o partecipato a una prima attività di riscaldamento sul tema sicurezza, il gruppo diventa il contesto in cui far emergere idee e obiettivi che possono essere rielaborati al fine di impostare delle proposte di iniziative (di promozione, di informazione o di formazione).

Dove possibile sempre tenuto conto del contesto e delle caratteristiche dell’utenza, è stata impostata e proposta una vera e propria progettazione partecipata in piccoli gruppi, con il sostegno di traccia di lavoro minima al fine di non influenzare lo sviluppo progettuale e con il supporto dell’animatore conduttore degli incontri.

I giovani hanno scelto a chi rivolgersi, se giovani studenti o giovani lavoratori; hanno immaginato le caratteristiche e i bisogni informativi o formativi dei destinatari e hanno provato a dare risposta alla domanda: COME AFFRONTERESTE IL TEMA DELLA SICUREZZA CON I GIOVANI?

Si è rivelata una modalità di intervento interessante da riproporre anche con intento di sondare le aspettative o i pregiudizi rispetto al tema.

Lavori a gruppo e progettazioni partecipate hanno avuto l’indubbio risultato di permettere una maggiore appropriazione del significato del parlare di sicurezza, di quanto possa essere difficoltoso tentare di superare la durezza dell’argomento per avvicinarsi a esso e avvicinare più giovani possibili, e di come sia importante partire dal quotidiano e dalle piccole cose, mettendosi in gioco in prima persona.

Le proposte sono state anche accompagnate da analisi di fattibilità realizzate sempre dai giovani ma raccolti in assemblea, con l’ausilio della tecnica della analisi SWOT.

Ogni idea è stata commentata e raffinata con l’aiuto di tutti i presenti, indipendentemente da chi avesse contribuito alla sua stesura. Le proposte emerse nate per rispondere al “problema sicurezza” in una visione paritaria, a partire dalla propria esperienza, da quello che sarebbe piaciuto o meno sentire, vedere, fare sono diventate patrimonio di Uscite di Sicurezza, pronte per essere sviluppate in nuovi contesti e con il coinvolgimento degli “inventori” delle medesime.

Alcune proposte sono nel frattempo divenute azioni concrete, in particolare a cura dei giovanissimi peer formati durante il percorso che hanno potuto sperimentarsi nel proprio contesto scolastico.

Un significativo prodotto frutto di percorso di progettazione partecipata realizzato all’interno del progetto è la WEB SERIE MA SEI SICURO? che potete visionare alla sezione 6d.

Anche in questo contesto formativo , è stato importante creare il clima di lavoro non solo con attività di riscaldamento e eventualmente costruzione del gruppo, ma richiamando le regole per la discussione costruttiva. Vedere box

  • LA METODOLOGIA DELLA VISUALIZZAZIONE

Fra le metodologie non frontali più comunemente utilizzate c’è quella della “visualizzazione” che prevede l’utilizzo di immagini di vario genere assemblati dai conduttori della attività o filmati di varia natura (film, video, documentari, ecc.) come materiale didattico.

Ecco alcuni consigli per strutturare quest’attività:

  1. Individuate anzitutto il tema di interesse: si intende confrontarsi sulla sicurezza in termini generali, o sulla sicurezza in un ambito specifico?

In ambito scolastico, è sicuramente utile e arricchente una volta scelto il tema interpellare i/le vostri colleghi/e per trovare punti di congiunzione nelle vostre discipline di insegnamento.

  1. Proiettate in classe la sequenza di immagini o un film (o un documentario) sul tema che avete scelto. A tale proposito potete prendere visione delle proposte di film presenti nella scheda CINEFORUM 

Se si sceglie la sequenza di immagini:
Ma mano che vengono fatte scorrere le immagini, è importante che il conduttore non le commenti né presenti: ogni immagine deve essere fatta scorrere lentamente, è importante lasciare del tempo per far emergere le reazioni e i commenti dei partecipanti; al principio potranno apparire poco coinvolti o silenziosi, ma in genere l’alternanza di immagini differenti per tipologia (fumetti, fotografie, stralci di articoli, ecc…) , contenuto e stile (battute, foto buffe, grafici con dati specifici, immagini shock, ecc…) permettono di far emergere idee, pregiudizi, commenti, domande. La domanda rompi-ghiaccio potrebbe essere: secondo voi perché abbiamo scelto questa immagine?

È una tecnica che promuove il riscaldamento del gruppo e ha funzione di introdurre un tema facendo emergere sentimenti e pensieri personali; deve essere condotta con attenzione per evitare che si allarghi troppo il discorso o si svii lo scopo della medesima. Perché la tecnica sia efficace, è importante esplicitare ad inizio proiezione che l’attività si svolge nel rispetto delle regole per avviare una discussione costruttiva.

BOX Le regole per una discussione costruttiva
sospensione del giudizio, ogni opinione dovrà essere rispettata e non giudicata, e se particolarmente sollecitante approfondita;
coinvolgimento di tutti i partecipanti, cercando di lasciare spazio, eventualmente anche stimolando coloro che sono più silenziosi per bilanciare le opinione dei ragazzi più eloquenti ma senza forzare gli interventi; ricordiamo che anche il silenzio comunica;
eventuali domande potranno non trovare risposta nell’immediato, ma verranno appuntate per essere riprese in un momento successivo dell’incontro o del percorso.

Una variante – esercizio di progettazione partecipata:
La sequenza di immagini può essere costruita dai giovani stessi, ad esempio come esito di un gruppo di lavoro sul tema sicurezza o di un percorso. Possono diventare loro stessi gli ideatori dello strumento, e occuparsi di ogni fase: scelta delle immagini e montaggio della sequenza, conduzione della attività di visualizzazione, gestione della rielaborazione e commento finale.

Se si sceglie la proiezione di un filmato:

Analogamente a quanto indicato per la sequenza di immagini, si suggerisce di non esplicitare troppo la motivazione della scelta del filmato, perché potrà essere oggetto di commento insieme al gruppo.

Alla fine della proiezione, può essere utile fare un brainstorming generale sulla visione del filmato. Oltre i pareri personali, potete indagare con domande la comprensione dei partecipanti non solo dei temi principali e della trama, ma anche l’importanza dei ruoli dei personaggi in relazione al tema sicurezza, l’uso dei dialoghi, le differenze di reazioni fra i personaggi e da cosa possono dipendere, indagare eventuali reazioni personali in situazioni analoghe, ecc.

A tale proposito potete prendere visione della proposta di gestione della attività cineforum presenti nella scheda 6f.

Anche in questo caso, il momento di raccolta e confronto verrà svolto richiamando le regole per una discussione costruttiva.

Una variante – esercizio di progettazione partecipata:

Il filmato può essere scelto come esito dai partecipanti ad un gruppo di lavoro sul tema sicurezza: diventano loro stessi i conduttori della visione del filmato, potranno curarne la presentazione e provare a gestire le attività di rielaborazione e commento finale.

All’interno dei Percorsi di formazione – Sicuramente PEER

  • IL CONFRONTO FRA PARI E IL CONFRONTO CON TESTIMONI PRIVILEGIATI

Nella introduzione del nostro KIT abbiamo esplicitato la necessità educativa di delineare un percorso progettuale nello scenario delle competenze di cittadinanza attiva; a tale proposito il richiamo all’importanza l’importanza della dimensione attiva e del lavoro di gruppo, con un’attenzione particolare all’apprendimento derivante dall’esperienza e dalla sua rielaborazione, assume un significato ancora più forte.

In ogni fase abbiamo inteso innescare dinamiche di partecipazione attiva e sostenere i giovani nell’assunzione di responsabilità, nel progettare e realizzare azioni ed interventi di prevenzione con i propri coetanei.

Nello specifico del percorso Sicuramente PEER l’inserimento del confronto con testimoni privilegiati è stato il tassello di congiunzione fra l’apprendimento a partire dal fare condotto e proposto in prima battuta da i facilitatori dei gruppi e il desiderio dei giovani di mettere in campo le proprie idee e conoscenze acquisite.

Nell’ambito del nostro progetto i testimoni privilegiati sono stati individuati nelle figure

  • del Tecnico della sicurezza e RSPP (Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
  • della Psicologa , esperta in comunicazione con i giovani; nel nostro caso, la collega individuata possiede anche competenze afferenti il profilo professionale di orientatrice e di formatrice.

Entrambe le figure sono state ritenute le più coerenti in quanto sono ben riconoscibili anche dai più giovani per:

  • Posizione o ruolo all’interno della comunità di appartenenza;
  • Competenza dell’argomento trattato;
  • Disponibilità a cooperare;
  • Imparzialità
  • Complementarietà: uno possessore di competenze molto tecniche, l’altra capace di favorire anche l’emersione di aspetti più profondi, insieme in grado di mettere in evidenza la connessione fra abitudini e stili di vita e potenziale impatto sulla sicurezza e sul saper valutare in modo consapevole le conseguenze delle proprie scelte e/o azioni.

Il loro ruolo all’interno di Uscite di Sicurezza è stato giocato in una duplice veste:

nei confronti dei giovani, si sono prestati ad essere intervistati (quasi interrogati) almeno una volta per ogni percorso (durante un incontro precedentemente organizzato dai facilitatori dei gruppi) sul tema della sicurezza e delle sicurezza. È stato loro il compito di dare risposte sul difficile confine fra desiderio di autoaffermazione e rischio, su questioni molto pratiche e necessità di spiegazioni su informazioni e regole, affrontare le domande più spinose. I giovani non si sono risparmiati nel voler approfondire mettendo anche a nudo perplessità e curiosità.

nei confronti del progetto, hanno monitorato e accompagnato l’équipe nella ideazione di tutte le fasi e dei contenuti specifici, con eventuali suggerimenti anche in merito alle modalità di intervento.

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso,
lavorare insieme è un successo" (Henry Ford)

IL RUOLO DEL CONDUTTORE delle attività proposte.

La buona riuscita di un percorso di una attività formativa/educativa richiede alcune attenzioni caratterizzanti il ruolo del conduttore.

Il conduttore o la conduttrice ha il delicato compito di fare da facilitatore delle dinamiche del gruppo con cui si appresta a lavorare, senza sostituirsi ai partecipanti: prepara gli interventi ma è capace di ascoltare chi ha di fronte. Sa cogliere i segnali (impliciti o espliciti) che il gruppo nell’insieme o i singoli manifestano , al fine di capire se e come modificare le modalità di intervento o le tecniche perché siano davvero efficaci avendo sempre ben chiari gli obiettivi da raggiungere. È capace di motivare e sostenere, e se il caso di contrattare con i partecipanti, lo scopo delle attività proposte.

Il conduttore dovrebbe riuscire a garantire:

  • la condivisione delle opinioni, emozioni, riflessioni che il tema provoca;
  • la centratura sull’argomento proposto;
  • una comunicazione basata sull’ascolto;
  • spazi di partecipazione per tutti i membri del gruppo;
  • la valorizzazazione delle caratteristiche del gruppo e delle differenze interne al gruppo;
  • garantire un clima accogliente e non immediatamente valutativo;
  • favorire processi collaborativi tra i membri e gestire situazioni di conflitto;
  • fornire supporto e incoraggiamento a fronte di momenti di difficoltà e stanchezza;
  • equilibrare componenti emotive e razionali interne al processo di gruppo;
  • garantire spazi di riconoscimento e consapevolezza dei risultati raggiunti;
  • attivare funzioni di chiarificazione, sintesi e memorizzazione per il gruppo;
  • proporre e guidare all’uso efficace di tecniche e strumenti di lavoro.

Importante ricordarsi e ricordare agli alunni che la divergenza di opinioni può avere un ruolo positivo e non comporta giudizi relativi alla persona. La divergenza di opinioni è costruttiva se ben gestita: sarà pertanto fondamentale esplorare le ragioni del disaccordo; approfondire le idee da cui parte il ragionamento; aiutare a sviluppare una ‘disponibilità’ a considerare l’opinione altrui tenendo ben a mente che lo scopo non è quello di convincere l’altro della propria opinione.

5.1 Il gruppo di lavoro

Uno dei punti di forza del progetto è la équipe operativa, composta da figure professionali differenti e complementari fra loro tutte coinvolte nelle fasi sia di progettazione che erogazione delle attività. L’équipe è stata presidiata da un capo progetto coadiuvato da un coordinatore organizzativo.

Le figure professionali coinvolte che costituiscono il nucleo costante della équipe, tutte facenti capo alle organizzazioni Cooperativa ORSo e MagazziniOz, sono:

  • Animatori socio-culturali
  • Formatori/orientatori
  • Psicologa
  • Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione (RSPP)
  • Social media manager
  • Esperti in comunicazione

I professionisti coinvolti in fasi specifiche:

  • esperti in comunicazione e in programmazione per la costruzione del sito
  • sceneggiatori in qualità di esperti per la gestione del workshop dedicato alla web serie
  • esperti per la produzione esecutiva della web serie

Per approfondimento sul ruolo agito, si rimanda alla lettura della metodologia di lavoro.

6. Tecniche e strumenti per parlare di sicurezza

Nell’affrontare una tematica delicata come quella della sicurezza, determinante è la scelta del linguaggio per declinare con efficacia ai giovani l’importanza del tema trattato.
La giusta “cassetta degli attrezzi” consente di esplorare nuove modalità di stare e fare insieme.
Vediamo quindi nel dettaglio alcuni strumenti utili testati nelle diverse attività e fasi del progetto Uscite di Sicurezza.
Tali strumenti potranno essere replicati ed eventualmente riadattati in contesti similari.

6.a Percorsi di formazione SICURAMENTE PEER
6.b Laboratori nelle scuole superiori PILLOLE DI SICUREZZA (incontro singolo di 2 ore per gruppo) e SICUREZZA PROMOSSA (laboratori di 4/6 ore per gruppo)
6.c THE ALERT!- il social game dedicato alla sicurezza
6.d Web serie MA SEI SICURO?
6.e #PROUD TO BE SAFE - il gioco urbano
6.f CINEFORUM