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IL PROGETTO

Il Comune di Torino - Assessorato al Lavoro per rafforzare la cultura della sicurezza promuove il progetto Uscite di Sicurezza, realizzato nell'ambito del Bando "Promozione della Cultura e della Sicurezza tra i giovani" a cura di Cooperativa O.R.So. e MagazziniOz.

La sicurezza è un tema su cui è necessario investire sia in prevenzione che in formazione per far sì che fra le nuove generazioni si crei e si diffonda tale cultura, pertanto il progetto Uscite di Sicurezza rappresenta un’opportunità formativa dedicata ai giovani tra i 15 e i 25 anni, volta a fornire gli strumenti utili per confrontarsi con un tema importante per tutti, la Sicurezza.

IL BLOG

Freddo cane!

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C’è chi lo chiama “angelo della neve”, chi lo chiama Beethoven, chi lo considera “produttori di bava” e chi non vede l’ora di scoprire cosa nasconde in quel tipico barilotto che tiene sempre stretto sotto il collo. Stiamo parlando del San Bernardo, il cane che, quando lo vedi, vuol dire che sei salvo!

Il St. Bernhardshung (nome originale) è un cane dalla storia mooolto antica. Pare che la sua derivazione sia legata a quegli enormi mastini che i romani usavano lasciare di guardia con le truppe di presidio nei punti più strategici e sulle grandi vie di comunicazioni. Una cosa è certa: già nella seconda metà del Seicento, il S.Bernardo era presente nei passi montani tra la Svizzera e l’Italia, tanto da essere immortalato dal pittore Salvator Rosa in suo disegno:

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Proprio in quel periodo, diventa famoso per la sua grande capacità nel tracciare le piste nella neve fresca, prevedere la caduta di valanghe e ritrovare viaggiatori dispersi. Questa capacità era così grande, che all’inizio del 1800, il cane Barry diventò famoso per aver salvato almeno 40 persone in tutta la sua carriera! Il suo corpo è stato addirittura imbalsamato, ed è ora conservato presso il Museo di Storia Naturale di Berna!

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Ma anche se i San Bernardo sono belli e simpatici, è sempre meglio non metterli in condizione di doverci venire a salvare. Quando andate sulla neve, fate sempre molta attenzione a considerare la possibilità che ci siano valanghe, consultate i bollettini, chiedete agli esperti e non avventuratevi mai per fuoripista sfrenati!

Buona settimana bianca!

Maeglio saperlo prima che Doping…

Oggi vogliamo mostrarvi la storia di Heidi Krieger, un’atleta tedesca che ha avuto la sfortuna di vivere la sua attività sportiva quando ancora il doping non era soggetto ad un regolamento preciso e non si conoscevano bene gli effetti collaterali… Qualunque cosa si possa pensare a riguardo, una cosa è certa: per lei non è stato facile affrontare queste scelte e non era quello che aveva previsto nella sua vita. Buona visione…

Dottore chiami un dottore!

Non tutti hanno la fortuna di essere salvati da Arwen, principessa degli Elfi. Ma nemmeno tutti hanno la sfiga di essere feriti gravemente da una spada di Mordor impugnata da un Nazgul, d’altra parte! Una cosa è certa: sia nel mondo reale che in quello fantastico del Signore degli Anelli, la prima cosa da fare in caso di emergenza è sbrigarsi. Che sia per chiamare aiuto o per praticare tutte le manovre necessarie per il primo soccorso, l’importante è fare in fretta. Non significa essere avventati, se non si è a conoscenza delle giuste modalità bisogna chiamare qualcuno che possa intervenire con sicurezza. Non provate a fare gli eroi, Rambo è solo un film! Credete davvero che sia possibile una cosa del genere?

Ma dai!! :-)

Chi casca bene e chi casca male…

Da quando il casco è diventato obbligatorio, le aziende produttrici si sono sbizzarrite nel tentativo di trovare forme, stili e colori in grado di attirare i motociclisti. A volte sono usciti dei capolavori, a volte un po’ meno… Abbiamo raccolto per voi alcune immagini di quelli che per noi sono i caschi più strani e stravaganti del mondo, in una galleria che chiameremo: “Ma cosa ti sei messo in testa?”:

C’è chi ci crede davvero:

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Chi se la ride:

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chi un po’ meno:

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Chi immagina un secondo utilizzo del prodotto:

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Chi vuole avere “la capa fresca”:

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E chi invece vuole far vedere a tutti che ha “la capa fresca”:

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Ma attenzione! Per quest’ultima categoria potrebbero esserci effetti collaterali indesiderati:

Voi che cosa avete in testa?

Ai piedi del mondo

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Questa che vedete qui sopra, è la scarpa più antica del mondo. È stata rinvenuta nel 2010 in Armenia, durante una spedizione archeologica in una caverna. Risale circa al 3.500 a.C. ed è fatta interamente di pelle di mucca, tenuta insieme da un sistema di lacci. Non doveva essere comodissima, soprattutto quando beccavi i sassolini sotto il piede…

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Gli egiziani avevano invece capito che una suola più consistente avrebbe reso più facile le loro passeggiate, per cui molte delle loro calzature erano composte da fibre vegetali, come legno, giunco, papiro e foglie di palma. Avevano uno studio della forma molto preciso e utilizzavano il sistema dell’infradito. Attenti, però, non tutti potevano indossarle! I popolani andavano scalzi, mentre gli uomini di alto rango potevano indossarle. Addirittura esisteva una carica, per le persone vicine al faraone e la sua corte, chiamata “Portatore di sandali”.

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I romani svilupparono ancora di più la moda delle calzature, influenzati anche dalle popolazioni limitrofe, come Greci, Etruschi, Galli e Germani. La scarpa si fa più raffinata e vengono sempre utilizzati più materiali insieme per assemblare le varie parti.

Durante il periodo dei Franchi, tra III secolo e IX secolo d.C. inizio la moda delle “Poulaine”, ovvero delle scarpe a punta. La cosa andò talmente oltre che ad un certo punto uscì una legge che ne regolava la lunghezza massima.

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Ma perché le donne potessero inventare il famigerato sistema dei tacchi, bisogna aspettare il XVI secolo, con Caterina dei Medici che le vuole per sé alla corte francese:

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Successivamente, con l’accorciarsi graduale delle gonne, le done iniziano a portare degli stivaletti che possano coprire un po’ di più le gambe:

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Questi sono degli originali stivaletti “Balmoral”, dal laboratorio Crocket and Jones di Northampton. Siamo nel XX secolo. Negli anni successivi, fino ai giorni nostri, si sono sviluppate delle vere e proprie scienze, come la calceologia, che studiano la forma ideale per tutti i tipi di calzature a seconda dell’utilizza, sia esso sportivo, quotidiano, elegante o formale. A volte si esagera, ma forse è solo il futuro…

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Non ti stonare!

Premessa 1: non cercate “male all’orecchio” su YouTube, servono stomaci forti.

Premessa 2: Guardatevi Hot Shots!

Detto questo, lo sapevi che un suono troppo forte può provocarti danni seri all’udito? A volte non ci si pensa, oppure non ci si rende conto di quanto il suono presente in un ambiente possa essere forte. Questo succede, ad esempio, se il rumore cresce in maniera graduale e il nostro orecchio, abituandosi pian piano, non ci fa percepire il cambiamento in maniera traumatica, come invece avverrebbe se passassimo di colpo dal silenzio assoluto al casino in questione. Succede molto spesso in luoghi come la strada, dove traffico, clacson e sirene hanno suoni molto forti, o in discoteca, dove i dj non badano al volume, oppure sul posto di lavoro quando si opera con macchinari particolarmente rumorosi. Il danno provocato può essere temporale o perenne. A danneggiarsi sono la membrana e il timpano. Vi è mai successo di uscire da un luogo in cui c’era molto rumore e sentire un forte fischio nelle orecchie? Beh, è segno che il vostro apparato uditivo non ha gradito il livello di esposizione a cui lo hai sottoposto. A lungo andare, i fastidi possono trasformarsi in danni e, nei casi più gravi, in perdita graduale dell’udito. Anche quando ascolti musica con gli auricolari devi prestare molta attenzione, perché il contatto con le parti delicate è quasi diretto.

Non lasciarti stonare dal mondo! 😉

Tutti i modi per uscirne vivi…

Che sia il genio della lampada o Spiderman o il vostro supereroe preferito, se viene a salvarvi in casi di emergenza, siete davvero fortunati. In tutti gli altri casi, però, sarebbe bene che voi conosceste i modi più sicuri e veloci per uscire da un edificio. Su Google ci sono un sacco di risorse, ma le istruzioni più importanti potete trovarle soltanto nel luogo specifico: mappe, piani di evacuazioni, norme comportamentali, etc.. cambiano a seconda del contesto e della struttura, per cui abbiate l’accortezza di informarvi per tempo su tutto quello bisogna sapere e, in caso non troviate abbastanza soddisfacente l’informazione, fatevi sentire dai direttori dell’istituto, gli amministratori, i capi o chiunque abbia il dovere di mettervi in sicurezza. E ricordate: una simulazione di evacuazione all’anno è obbligatoria!

Il buono, il brutto e il cattivo contenuto

Ok, prima di far impazzire la gente come il tizio qui sopra, forse è bene segnalare quando un contenuto ci sembra pericoloso per la sensibilità altrui o capace di rovinare l’immagine/reputazione di qualcuno che non lo merita. Non sempre è facilissimo e non sempre il contenuto che riteniamo inopportuno lo è davvero per la comunità. Bisogna stare molto attenti a distinguere tra gusto personale e pericolo oggettivo. Io non saprei dire se il video che stava guardando il ragazzo qui sopra fosse da segnalare, ma forse il proprietario del pc la pensa diversamente… Chi può dirlo?

Buona navigazione!

Un posto pulito, illuminato bene…

Eh, già, a volte il lavoro può essere un po’ stressante, non è vero? Lino Banfi reagisce così, ma in realtà ci sono delle regole precise su come impostare la nostra routine per evitare effetti collaterali…

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Basta, ad esempio, cliccare su Google “lavoro al videoterminale” per trovare una marea di pagine in cui si spiega qual’è la posizione corretta per stare seduti davanti ad un pc. Certo, il sogno di molti sarebbe lavorare da casa, ma anche lì il problema dello stare seduto alla scrivania rimane. Chissà se anche Homer lo sa:

Buon lavoro!

Toglietemi tutto, ma non il mio Iphone…

Ho una buona notizia per voi: se quanto accade nella seconda parte del video non vi è successo almeno una volta nella vita, allora siete stati selezionati per entrare a far parte del corpo degli X-Men.

Per tutti gli altri comuni mortali, un piccolo invito a riflettere su quanto è diventato importante per noi avere sempre a portata di mano il proprio dispositivo, che sia uno smartphone, un tablet o un computer portatile. Ci sono ricerche di fior fior di professori che sostengono che la nostra sia una vera e propria dipendenza. So che molti non saranno d’accordo, ma è anche vero che gli elementi che forniamo ogni giorno per darglielo a credere sono moltissimi. Basterebbe fare un po’ di attenzione ed evitare quegli atteggiamenti compulsivi che ci spingono ad utilizzare il telefono in qualsiasi situazione, anche quando magari non sarebbe il caso. In effetti, rischiamo di perderci qualcosa di importante, senza rendercene conto…

Non vado oltre, se state leggendo questo post da un dispositivo portatile, fate un esperimento. Spegnete lo schermo, alzate lo sguardo e stirate i muscoli del collo. Un bel sollievo, vero?